Seconda
Parte
La scelta di Hayes non fu casuale con la
sua voce calda e una virilità nera ostentata oscurò ben presto il film
che pure è un poliziesco di ottima fattura. La micidiale sezione ritmica,
non dimentichiamo, è dei Bar-Kays (sempre Memphis).
Altrettanto successo non incontrarono i sequel "Shaft's Big Score"
e "Shaft in Africa", per non parlare delta serie Tv.
Di Isaac "Black Moses" sono altre due soundtrack targate
Slax, 'Tough Guys', tema dal grosso impatto funky ('72), e 'Truck Turner
('74) Ma c'è un altro film che tanti hanno ascoltato e quasi nessuno visto:
"Superfly".
Se "Shaft" è più famoso e reperibile, "Superfly"
è il gradino più alto toccato dalla Blaxploitation. dove la complicità
tra commento sonoro e immagini è più simbiotica ed efficace. Stavolta
l'immagine del riscatto nero è affidata al pusherman Young Priest (interpretato
da Ron O'NeaI). Nell'ordine, il nostro eroe elimina gli spacciatori concorrenti,
scopa, fa un ultimo grosso ritiro di coca, scopa, frega la madama e si
ritira a vita privata. Baaadass!
La musica è scritta e interpretata da Curtis Mayfield (che interpreta
anche una scena "dal vivo" nel film). La incise per la propria etichetta
"100% nera" Curtom di Chicago. Attenzione: è stata di recente rieditata
in Cd con alcune parti 'tagliate nel montaggio originale' sotto il nome
"Supa-Superfly". Trascurabile il sequel "Superfly
Tnt" con colonna sonora latin degli Osibisa ('73).
In tanta ostentazione di negritudine, non poteva mancare il suo campione
James Brown: sue le intense colonne sonore dei mediocri e introvabili
"Black Caesar" e "Slaughter's Big Rip Off"
(1973). Ci riferiamo ai film, ovviamente.
Invece la versione femminile di Isaac Hayes, ovvero la bollente Millie
Jackson, dà la voce alla versione femminile di Shaft, ovvero Cleopatra
Jones, in "Love Doctor". Altro grande nome per la title-track
Joe Simon (ancora '73). Anche Cleopatra Jones diventerà l'eroina di una
serie Tv, gelosamente venerata dai trendisti. Mentre la terribile Pam
Grier darà vita ad altre due femmine Ietali, "Coffy"
e "Foxy Brown" (tema cantato da Willie Hutch). Non possiamo
non trascurare "The Harder They Come", il reggae al cinema
in formato-esportazione, con splendida colonna sonora di Jimmy Cliff,
Desmond Dekker e i Maytals. Anche se è girato a Kingston (non meno malfamata
di Harlem) e canta smargiassate e traversie dei Rude Boys jamaicani con
quello spirito di misticismo e fiducia tipici del reggae. "Harder
They Come" segue tutte le regole della Blaxploitation americana.
E potremmo andare avanti per un intero numero della 'Pelle Nera", ma preferiamo
segnalare in particolare due film che meritano vetrina a parte. Non per
niente, sono gli unici del periodo '68-'75 che vengono trattati anche
dai saggi di cinema "afroamericano", considerati "autenticamente neri"
(sic). II primo o 'Sweet Sweetback's Baadass Song" (1971)
dell' indipendente (e attivista delle Black Panthers) Melvin Van Peebles.
L'elegante jazz-funk che lo commenta segna I'esordio - pensate - degli
Earth Wind & Fire del talentuoso Maurice White. Sebbene molto violento
e di immediato successo, questo film si sottrasse al controllo dell'imprenditoria
cinematografica bianca e agli schematismi del Black Power, pur avendo
un contenuto densamente politico.
E chiudiamo - finalmente - in allegria con "Car Wash',
considerato il primo vero musical nero. Qui gli stereotipi sono rovesciati
e presi per il verso giusto. Negri che cantano, ballano, sognano la fama
e i dollari per uscire dal ghetto. Musica decisamente all'altezza: Norman
Whitfield per i Rose Royce. E partecipazione strepitosa di Richard Pryor
con le Pointer Sisters. Negli anni che seguirono, Hollywood puntò il naso
altrove e lasciò i ghetti dove stavano, possibilmente ancora più poveri
e avviliti. Finché, una decina d'anni dopo, spuntarono Spike Lee, Singleton,
Van Peebles Jr … Ma questa è un'altra storia. |