Prima
Parte
«Ehi,
cosa ci fa questo negro qua dentro?»
.. «Non
mi chiamo negro. Dalle mie parti mi chiamano Tibbs. Ispettore Virgil Tibbs».
Fu con questa fatidica frase che nel 1967 i neri alzarono la testa e si
fecero largo al cinema per occupare un posto se non certo in prima fila,
almeno che garantisse loro un minimo di visibilità. II biglietto che pagarono
si chiama 'Blaxploitation', la contrazione di Black Exploitation
ovvero lo sfruttamento del filone cinematografico "negro''.
Ma che senso ha parlarne ora, se già trè o quattro anni fa la Blaxploitation
tornò improvvisamente di moda, sull'onda della riscoperta del Funk, dei
cappotti di pelle o del maleodorante riflusso trash? Di più: la Blaxploitation
è spazzatura, merita tutto quel rispetto che le viene tributato ora? La
battuta d'apertura è pronunciata da Sidney Poitier nel film "La
calda notte dell'ispettore Tibbs" (ln the heat of the night,
1967) che diede ufficialmente inizio a un inedita stagione del cinema
afroamericano che durò fino alla metà degli anni '70. Fu come se improvvisamente
a Hollywood si fossero accorti che anche i negri andavano al cinema e
che probabilmente erano stufi di vedersi rappresentati - bene che andasse
- dalla Mamie di "Via col Vento".
Da un eccesso all'altro gli schermi vennero invasi da una spettacolare
folla di investigatori privati macho e supercool (Shaft), pusher di coca
determinati e violenti (Superfly) e, a contrappunto poliziotte antinarcotici
sexy, spietate e nere (Cleopatra Jones) Per non parlare di una fauna loschissima
di gangster del ghetto, gay prostituti e rivoluzionari (Sweet Sweetback's)
e Mandinghi. Fino ai fuochi d'artificio del primo, vero musical tutto
nero 'Car Wash' del 1974. II contenuto artistico e morale della Blaxploitation
è in realtà molto discutibile.
Di indiscusso valore è invece la sua colonna sonora. che vede splendere
alcune fra le più grandi stelle della musica Soul di quel periodo e ai
quali quei film tutti sesso, violenza e ingenuità devono molto del loro
appeal. Too black. Too strong. Too funky. Nel tentativo di trasferire
il Soul nel cinema fu subito chiaro che le immagini e le storie non potevano
fare a meno della musica e della fisicità degli attori neri. Nessuno stereotipo
fu risparmiato: per nostra fortuna, I' operazione, fu condotta con un
certo stile. Già nel primo film sull' Ispettore Tibbs si fecero le cose
in Grande colonna sonora dell'emergente compositore nero Quincy Jones,
strepitoso blues cantato da Zio Ray Charles.
L'anno dopo fu il turno delle Black Panthers una sordida storia di tradimenti
è raccontata in "Uptight", film poco conosciuto
(e meno ancora programmato da Tv e circuito d'essai) per la regia di Jules
Dassin e l'intenso commento musicale di Booker T & the Mg's.
Trascurando "Cotton comes to Harlem'' del 71 (ma canta
Melba Moore), è del 1971 il film-simbolo della Blaxploitation: ''Shaft'',
regia di Gordon Parks Jr (figlio di un celebre fotografo), interpretato
dal fotomodello Richard Roundtree. Il tema di "Shaft'' entrò nell' immaginario
collettivo e regalò al suo compositore, Isaac Hayes della Stax, un Oscar
nel '71 per il brano migliore. |