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Nel 1920 lavora al Teatro
Orfeo di Napoli. La sua scenetta più acclamata è ispirata
dalla canzone, a quel tempo famosa, dal titolo "Vipera" da lui
trasformata in "Vicolo". Nel 1921 sua madre sposa Giuseppe de
Curtis dalla cui relazione era nato Antonio, nel 1928 il de Curtis lo
riconosce come suo figlio, nel 1933 il marchese Antonio de Curtis viene
adottato dal marchese Francesco Gagliardi Foccas, e nel 1946 il tribunale
di Napoli gli riconoscerà il diritto a fregiarsi dei nomi e dei
titoli di: Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi
de Curtis di Bisanzio, altezza Imperiale, conte palatino, cavaliere del
Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria,
principe di Costantinopoli, di Cecilia, di Tesssaglia, di ponte di Moldavia,
di Dardania, del Peloponneso, conte di cipro ed Epiro, conte e duca di
Drivasto e Durazzo...
Nel 1922, tramite il suo barbiere Pasqualino, Totò riesce a farsi
scritturare nel più importante teatro di varietà romano,
il Teatro Sala Umberto. L'anno seguente si esibisce nei teatri Trianon
e San Martino di Milano e al Maffei di Torino, avendo come repertorio
"Cane e Gatto", "Il Gagà" (riproposto più
tardi nelle sue riviste), "Biondo Corsaro","Otello".
Nel 1926 recita accanto alla notissima soubrette Isa Bluette nella compagnia
Maresca; partecipando alle riviste :"Madama Follia", "Il
paradiso delle donne", "Girotondo", "Mille e una donna".
Due anni dopo arriva la definitiva consacrazione, al Teatro Nuovo, della
compagnia Molinari. Totò partecipa come protagonista alle riviste
e operette "Un turco napoletano","O' bancone e' Rusinella",
"Metteve a ffa' l'ammore cu' mme", "I nipoti del Sindaco",
"Na creatura Sperduta", "Bacco, tabacco e Venere",
ma soprattutto "Messalina" (dove interpretava il ruolo di Caio
Silio) e "I tre moschettieri" (dove impersona D'Artagnan con
una stampella d'armadio per spada e una penna di cappone sulla bombetta).
Sempre dalla direzione del Teatro Nuovo di Napoli, Totò viene scritturato
per la Compagnia Cabiria e poi nuovamente dalla compagnia Maresca. Il
3 dicembre 1929 inizia una passionale relazione con la soubrette napoletana
Liliana Castagnola, in quel periodo notissima, che il 3 marzo 1930, credendo
che Totò volesse abbandonarla, si uccide con i barbiturici. L'attore
ne rimane sconvolto. L'anno seguente Totò diventa capocomico di
una propria formazione di varietà e nel suo repertorio troviamo
: Era lui...sì sì, era lei...no no; La banda delle bambole
bionde, Il mondo è tuo, Quelli della mano verde, 50 milioni, c'è
da impazzire; Belle o brutte purchè sian donne mi piacciono tutte,
La Vergine indiana, I tre Moschettieri, Dei due chi sarà?, Fra
moglie e marito la suocera e il dito, Se quell'evaso fossi io.
Nasce Liliana e due anni dopo, il 6 Marzo del 1935 a Roma,
Totò si unisce in matrimonio con Diana Bandini Rogliani. Nel 1937 Totò interpreta il suo primo film "Fermo
con le mani" di Gero Zambuto. Da quell'anno al 1967 interpreta 97
films visti da 300 milioni di spettatori, un record che non ha eguali
nella storia del cinema italiano. Nel 1938 gira con Carlo Ludovico Bragaglia
il secondo film "animali pazzi", ma è con la regia di
Amleto Palermi, nel film "San Giovanni Decollato"(1940), tratto da
una commedia di Nino Martoglio che aveva fatto il giro di tutta la penisola ed era stata rappresentata ovunque in tredici dialetti diversi, che arriva un successo strepitoso. Gli sono accanto
Titina De Filippo, Silvana Jachino e Franco Coop. Nel teatro di rivista
si forma il sodalizio Totò-Michele Galdieri, forse il miglior autore
italiano di riviste. E' il successo definitivo con "Quando meno te
l'aspetti",(1941); "Volumineide",(1942); "Orlando
Curioso", (1942-43); "Che ti sei messo in testa",(Che si son messi in testa? 1944);
"Con un palmo di naso" (interpretato come altre riviste con
Anna Magnani, nel 1944); "C'era una volta il mondo",(1947);
"Bada che ti mangio"(1949). Nel 1946-47 interpreta la rivista "Ma
se ci toccano nel nostro debole" di Nelli, Mangini, Garinei e Giovannini.
Totò diventa il protagonista di due film comici che gli danno una
vasta popolarità e che si affermano come campioni d'incasso dell'anno
1948: "Totò al giro d'Italia" (la prima pellicola che,
nel titolo, porta il nome di Totò, che poi si ripeterà in
altri 33 films) e "Fifa e arena". Dal 1949 al 1951 interpreta
16 film, da "L'Imperatore di Capri" a "Guardie e ladri"
di Steno e Monicelli, interpretato insieme ad Aldo Fabrizi, che gli vale
il premio «Nastro d'Argento» da parte del Sindacato Nazionale
Giornalisti Cinematografici Italiani. Durante una tournée con la
rivista "A prescindere",(1957); viene colpito agli occhi da
una grave forma di corioretinite emorragica che gli riduce di molto la
vista. Ma egli non si scoraggia e continua ad interpretare films di grande
successo come "I soliti Ignoti", "Totò nella Luna",
"La Cambiale", "I Tartassati", "Risate di gioia",
"Il Comandante", "Operazione S.Gennaro".
Dall'inizio della malattia agli occhi e fino al 1967, Totò interpreta
altri 43 films. A Saint Vincent, una giuria di giornalisti gli assegna
la «Grolla d'Oro al merito del cinema, per aver da lunghi anni onorato
l'estro e il genio del Teatro dell'Arte». Il Sindacato Nazionale
Giornalisti Cinematografici gli assegna il secondo «Nastro d'Argento»
per la sua interpretazione nel film "Uccellacci ed uccellini"
che gli procurerà una menzione speciale al Festival diCannes. Totò
partecipa al film "Capriccio all'italiana", negli episodi "Il
Mostro" e "Che cosa sono le nuvole?" ma il 14 Aprile interrompe
la lavorazione e nella notte di sabato 15 muore a causa di un gravissimo
infarto. Totò compose il volume di poesie "A' livella"
e numerose canzoni fra le quali "C'aggia dì!", "Miss
mia cara Miss", "Nemica", "Core analfabeta",
"Povero core mio" e, naturalmente "Malafemmena", forse
la più nota e bella.
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